Archive for novembre 2008

Brand e web 2.0

28 novembre 2008

Segnalo questo post, intitolato Il futuro degli UCG ed il nuovo ruolo della Marca.

Si parla molto nella blogosfera dell’uso che le aziende possono fare del web 2.0.

In questo post invece intravedo un ruolo diverso per la Marca. Abbiamo imparato a distinguere tra azienda e Marca, nel marketing tradizionale. Qui leggo l’ipotesi di un “ruolo da Marca” nel marketing della del web 2.0.

L’uomo che fa gli abiti

27 novembre 2008

Da Business Blog di Scoble e Israel ho deciso di riportare una fantastica case history sul senso del blogging aziendale per una piccola impresa. E’ lungo e ci vuole un po’ di tempo, ma lo vale tutto.

Ringrazio mio figlio novenne oggi a casa da scuola che mi ha dettato. E tra l’altro, ne abbiamo parlato dopo, ha perfettamente colto il senso(!).

L’uomo che fa gli abiti

In un pub di Londra Thomas Mahon e Hugh MacLeod stavano alzando il gomito in compagnia commiserando sé stessi. Mahon era un sarto, non un sarto comune, ma un sarto di Savile Row. Qualcuno, dotato di un guardaroba più fine del nostro, potrebbe svelarvi che gli artigiani di questa particolare strada londinese realizzano gli abiti migliori del mondo. Ma in europa, così come negli Stati Uniti la domanda di vestiti su misura e con un prezzo superiore ai 4.000 dollari era al suo punto più basso alla fine del 2004, quando aveva luogo questa dissoluta bevuta. E, a peggiorare la situazione, l’affitto del laboratorio in quella leggendaria strada di Londra era vertiginosamente salito dopo il restauro del tetto.

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Il futuro è nei Social Network ma anche no

26 novembre 2008

http://www.themarketer.info/26-11-2008/social-network-futuro-marketing/

Il cliente compra ciò che ama

24 novembre 2008

http://www.scattodesign.com/blog/il-cliente-compra-cio-che-ama-di-mario-picchio/

Il microfono aperto di Radio Popolare o della radio 2.0

24 novembre 2008

Sto leggendo Business Blog, uno dei testi sacri, per lo meno stando a uno dei miei blog guru. Il libro mi pare straordinario ma non è di questo che voglio parlare.

E’ che leggendo, mano a mano che familiarizzo con i portati rivoluzionari del web 2.0, mi è venuta un’idea e volevo sentire cosa ne pensate.

A Radio Popolare, che, per chi non è milanese o di area limitrafa, è una radio storica indipendente, esiste uno spazio, un paio di volte al giorno, che si chiama Microfono aperto.

Il principio è molto semplice: c’è un conduttore in studio e generalmente qualche autorevole ospite in collegamento telefonico. Il conduttore introduce l’argomento, gli ospiti danno un contributo dopodiché la linea è aperta agli ascoltatori. L’elemento differenziante rispetto alla norma è che gli ascoltatori intervengono in modo diretto, senza filtro, senza centralino, senza accreditamento.

Senz’altro non è una novità, e ci sono altri esempi di partecipazione diretta alla radio come la famosa storica segreteria telefonica di Radio Radicale; ma mi è venuto in mente che questa modalità di utilizzare il medium radiofonico possa avere delle analogie con il nostro web 2.0.

Mi riferisco per esempio alla condizione “senza rete” (questa forse è troppo sottile facendo una comparazione col web!); intendo dire l’esporsi da parte della radio e del conduttore e degli ospiti a commenti che possono essere positivi e negativi. L’accettare un contradditorio imprevisto. Riunanciare aprioristicamente a controllare lo sviluppo della conversazione. L’interazione continua che si crea tra i vari attori.

Senza dubbio c’è minore accessibilità alla discussione in radio che nella blogosfera: un post resta, una trasmissione si esaurisce in un tempo prescritto. L’accesso – lasciare il commento radiofonico – presuppone l’uso del telefono, prendere la linea. A volte il conduttore esercita anche un’attività di moderazione dettando i tempi etc.

Non so? Questo parallelo però mi piace, anche perché, se può in qualche modo stare in piedi, forse ci dimostra una volta in più che il medium è  sì fondamentale – il blog, ma che la ricerca della conversazione e la partecipazione sono principi a monte e pratiche che si possono perseguire anche in altri modi.

Mi piacerebbe che qualcuno mi facesse sentire la sua opinione…

Blog: voglia di esprimersi o di confrontarsi?

24 novembre 2008

Ieri mia moglie, che è anche la mia geek di riferimento, mi ha fatto una notazione molto interessante. Mi ha detto, con la sua proverbiale nonchalance: un blog deve invitare alla coversazione.

Detto così sembra la scoperta dell’acqua calda; in realtà mi ha fatto capire, pensando alla mia ancora breve esperienza nella blogosfera (quasta volta non lo cancello, ho deciso che l’espressione ci sta!) che un blog può essere usato in due modi: come un diario dove si annotano pensieri e riflessioni, dove si linkano i post di altri etc. La mia esperienza di navigazione ad oggi si limita a questo. Succhiare informazioni, accumulare scoperte, sentirmi aggiornato.

C’è però un secondo modo di intendere un blog: un mezzo per condividere, per discutere, per parlare e per ascoltare.

La differenza potrebbe sembrare poca cosa, un commento ha un post è indice di interrelazione.

Ma se penso ai mie punti di riferimento – per capirci i blog di cui ho richiesto i feed – anche quelli più interessanti, i miei guru, sono molto unidirezionali. L’autore mi offre informazioni, mi da spunti. Ma non mi sento invitato a una discussione, a un vero scambio.

Mi viene da pensare che la questione sia a monte; rispecchia un atteggiamento nei confronti delle cose. E’ importante avere visibilità attraverso il proprio blog. E’ importante fare evangelizzazione.

Però mi sembra più interessante il confronto.

E allora penso che il punto stia nel modo di scrivere, nel progetto di un post. evviva il post aperto.

Ho scelto la mia linea: mi riprometto di usare questa impostazione per il mio futuro lavoro su guru guru.

Per concludere: mondo, che ne pensi?

Le leggi della Pienezza

17 novembre 2008

Ho finito pochi giorni fa di leggere Le leggi della Pienezza Creare, innovare, produrre cose. di Rich Gold, Bruno Mondadori, 2007.

Nel complesso è un libro che mi sento assoultamente di consigliare; surfa su un sacco di temi interessanti: Rich Gold, l’autore, parte dalla sua esperienza autobiografica di artista scienziato designer e ingegnere per toccare temi filosofici molto pregnanti sulla società dei consumi. Di fondo tenta di dare una giustificazione e un senso all’opera di qualcuno che partecipa alla creazione di nuova roba. Roba è un termine usato molto, perlomeno così ce lo ha restituito il traduttore: e da l’idea di una ricerca di linguaggio molto facile e accessibile. Bella l’edizione. Insomma lo consiglio.

Voglio mettere qui sotto alcuni passaggi che ho trovato molto interessanti nella classificazione del concetto di arte e artista: Rich Gold parla dei cappelli che ha indossato nella sua vita; a proposito dell’arte parla di sottocappelli.

“Quelli che praticano le belle arti (…) indossano un basco. Questi artisti lavorano a partire da se stessi, dalle proprie visioni. Cercano di esprimere il loro modo di essere e le loro idee, e l’arte che ne vien fuori è una rappresentazione. (…) L’economia fondametale del basco delle belle arti funziona così: quelli che lo indossano si guadagnano da vivere (ammesso che guadagnino) producendo uno scarso numero di oggetti che vendono per rsorbitanti somme di denaro, solitamente alle aziende, al governo oppure ai ricchi. In un passato no troppo remoto, anche alla Chiesa. (…) Stranamente però, chi indossa il basco si considera il più delle volte un outsider, addirittura in antitesi con la potente élite. (more…)

Perché

12 novembre 2008

I miei perché: perché il blog, perché questo nome, perché ora?

Voglio entrare nella blogsfera Voglio essere uno che c’è dentro in questo pezzo di mondo che mi appare eccezionale, senza farne parte mi sentirei ai margini.

Guru Guru l’ho coniato insieme alla mia compagna di vita. C’è tutta la sua ironia rispetto all’idea di vedermi vestire i panni del GURU, a volte di averli addirittura come pelle, ma in buona fede. Mi sta bene!

Ma guruguru ha un significato anche onomatopeico molto divertente. Un ghirighiri del solletico ma molto più gutturale, meno intimo e stupidotto. Fa il verso all’idiozia dei versetti ma nello stesso tempo ne conserva il carattere di complicità. Boh, mi piace.

Avevo creato l’account nel dicembre 2007, appena qualcuno mi aveva più o meno spiegato cosa fosse un blog. Poi è rimasto lì.

Poi letture, cambiamenti, frequentazione di blog (qualcuno in particolare, blog sui blog) mi hanno fatto crescere la voglia.

Ma io tendo a prendere tutto in modo molto pedante, e così prima la teoria: prima devo capire tutto e sapere tutto, poi avrò il mio blog…

Ma forse – non ci posso credere!!! – a furia di frequentazioni mi è venuto il dubbio che magari i blog si fanno, si sperimentano; non si confezionano a tavolino.

In pratica ho digitato wordpress e ho scoperto che il mio blog – la mia pagina bianca – era lì pronta, ad aspettarmi. E non ho saputo resistere.

con questo primo post mi do ufficialmente il benvenuto nella blogsfera tra quelli che provano a spostarsi in una parte più stimolante del vivere.